Home


«Io vedo con gli occhi
di Cristo e posso dare
all'altro ben più
che le cose
esternamente necessarie:
posso donargli
lo sguardo di amore
di cui egli ha bisogno»

Deus caritas est, 18

Laboratorio

Film del mese

Mercoledì 25 Febbraio

Kung fu Panda

Prossimo film

I film sono sponsorizzati dal
Centro Comunicazioni Sociali della PUU


Home Urbaniana

Benvenuti nel laboratorio culturale

Scheda
I Diari della Motocicletta

Mercoledì 19 Novembre 2008
Aula 24 - Collegio Urbano - ore 13.15

Il film del 2004 tratta delle avventure del giovane “Che” Guevara, ispirato dai diari di viaggio (Notas de viaje) – pare – dello stesso Guevara e del compagno di viaggio del “Che”, Alberto Granado. Ernesto è ancora uno studente della facoltà di medicina, prossimo alla laurea, mentre Alberto è un giovane biochimico che lavora in un ospedale locale. I due percorrono molti Km in sella ad una motocicletta soprannominata “Poderosa”. Quando questa diventa inservibile proseguono a piedi o con i più disparati mezzi di fortuna.

Il viaggio permetterà loro di osservare la povertà del popolo latino-americano, iniziando dai disastrosi effetti del sistema economico, scopre l’esigenza di un mondo più equo. Machu Picchu ed il lebbrosario di San Pablo sono le tappe fondamentali del loro viaggio. Il film tenta di dare una spiegazione del percorso intellettuale e politico che i due protagonisti intraprenderanno nella loro vita.

Un sito carino da vedere per approfondire il film è http://www.bimfilm.com/idiaridellamotocicletta/home2.html

Alcune domande
Cosa pensi del tema trattato nel film?
Puoi fare una correlazione tra il viaggio e la vita?
Nel film Ernesto dirà: «Nel tempo che abbiamo trascorso viaggiando... è cambiato qualcosa, qualcosa a cui dovrò pensare molto seriamente. C'è tanta ingiustizia».
Come ti cambia l'incontro con "altri" popoli?
Chi sono gli "eroi" o i "santi" dei poveri nel tuo Paese?

Feedback

Direttamente dall’Argentina:

Grazie per l'invito.
Sicuramente avete goduto abbastanza questo film. Saluti a tutti

Teté


Approfondimenti

Popoli indigeni

LO SVILUPPO E’ IL NUOVO NOME DELLA PACE
+ don TONINO BELLO, Vescovo

Bisogna proprio abituarsi all’elasticità del vocabolario quando si parla di pace. E’ così vasta infatti la parentela di questo termine con gli altri coinquilini del dizionario, che diventa indispensabile, per saperne di più, fare riferimento a cento altri vocaboli, per così dire, consanguinei.

Ebbene, uno dei parenti stretti della pace, o se ci piace l’altra immagine, uno dei colori che compongono il raggio di sole della pace, è lo sviluppo.

Dal punto di vista filologico non è difficile descrivere che cosa sia “sviluppo”.

E’ lo srotolarsi di una cosa avviluppata, indistinta, confusa. Sviluppare un’idea vuol dire ampliarla, chiarirla, elaborarla esteticamente. Sviluppare una pellicola o una lastra fotografica significa rendere visibile, mediante opportuni reagenti, l’immagine nascosta, impressa sulla pellicola o sulla lastra.

Quando diciamo che il nome nuovo della pace è sviluppo, vogliamo sottolineare che c’è la pace là dove l’immagine dell’uomo viene portata alla luce, viene restituita alla contemplazione, viene tolta dal buio o resa chiara nell’armonia dei colori.

Battersi per la pace, in questo senso, vuol dire liberare l’uomo dall’intrico della miseria, dal viluppo della massificazione, dalle grinfie rapaci del potere, dalle seduzioni involutrici del falso benessere.

Sicché, le situazioni di “non pace” sostanzialmente sono quelle in cui l’uomo rimane un abbozzo indistinto, senza diventare mai progetto enucleato; è considerato una gemma che si fa cadere dall’albero, prima che esploda nel rigoglio del frutto; è lasciato nella opacità di un volto indistinto, che non trova mai i contorni personali di un identikit inconfondibile.

Se le cose stanno così, occorre molta attenzione per non confondere sviluppo e progresso.

Sviluppo è cammino nella direzione dell’uomo: è marcia connotata dal riferimento dell’uomo come criterio assoluto di valori.

Progresso, invece, è cammino, è marcia: che, però, non necessariamente segue le coordinate dell’uomo, o, per lo meno, di tutto l’uomo.

Tante tecnologie avanzate sono senza dubbio segno di progresso, ma non sono indice di sviluppo. Perché non sono al carro dell’uomo globale, bensì al carro di un gruppo di potere, o di una ideologia, o di un’appartenenza.

Le sofisticatissime armi moderne si inseriscono nella logica del progresso, non in quella dello sviluppo perché non favoriscono l’uomo integrale.

Le articolazioni scientifiche di una economia che privilegia alcuni popoli e ne penalizza mortalmente degli altri sono espressione di avanzamento, ma non certo di sviluppo.

L’impostazione di una visione della vita secondo cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri si avvale senz’altro, per affermarsi, di elaborazioni di alto livello tecnico, ma di così scarso rilievo umano che bisogna avere il coraggio di usare, in questo caso, senza mezzi termini, la parola “involuzione”.

Gli stabilimenti fotografici ed editoriali da cui escono le patinatissime pagine della pornografia hanno il marchio di un indiscusso progresso tecnico, ma non hanno nulla da spartire con lo sviluppo dell’uomo, anzi ne deprimono la crescita e ne impediscono l’arricchimento spirituale.

Anche il fascino del nucleare, con tutti i suoi vantaggi immediati rispetto al fabbisogno energetico, è segno di progresso: ma bisognerà stare molto attenti a dargli la patente di sviluppo se alimenta il sospetto che possa pregiudicare il futuro della terra, arrestare la crescita armonica del genere umano e intristire la qualità della vita.

A che cosa mira tutto questo discorso?

A inquinare di sospetti la scienza o ad alimentare, con retrograde chiusure, spettri di ricorrenti oscurantismi?

Nient’affatto.

Vogliamo unicamente affermare l’ambiguità del progresso, e dire che solo se imbocca le corsie dell’uomo perseguendone accanitamente lo sviluppo integrale, porterà sui traguardi della pace.

E, tutto sommato, perché possiamo avvalerci della beatitudine espressa da Gesù a favore degli operatori di pace, il compito supremo che oggi ci sovrasta è proprio quello di batterci affinché ogni segno di progresso porti anche la sigla dello sviluppo, e sul volto dell’uomo, di ogni uomo della terra, risplenda la luce della libertà.



Homepage | Contatto | © Longhitano 2008 | Contenuti realizzati in collaborazione con gli studenti | Note Legali

Legge 7 marzo 2001, n. 62
Questo sito non rientra nella categoria di "informazione periodica" perché è aggiornato ad intervalli non regolari.
Del materiale reperito sono citati gli autori.
Se qualcuno non volesse vedere pubblicato suo materiale, è pregato di renderlo noto a tiziana@longhitano.it che provvederà all'eliminazione.